Brevi cenni storici

Perché questi brevi cenni storici del Convento di Avella sul sito degli scout? La storia del Convento e la storia dello scoutismo in Avella s'intrecciano da sempre per cui abbiamo ritenuto opportuno inserirvi questi brevi cenni di storia anche perché come dice sempre P. Federico "una comunità senza memoria storica è una comunità con futuro dubbio, perché il futuro si progetta sul presente supportato dall'esperienza del passato. Fin dal 1948 in Avella si inizia a parlare di scoutismo e ci si incomincia ad organizzare per creare un Gruppo scout autonomo che sarà formalmente riconosciuto con il nome di Gruppo Scout Avella I° che fin da allora ha come sede il Convento Francescano SS. Annunziata di Avella .

Convento SS. Annunziata di Avella

Il Convento è situato al centro dell'abitato e, al tempo della sua fondazione, segnava il limite tra il Casale Piazza e quello di S. Pietro. Fu costruito per interessamento di un frate avellano, il P. Girolamo Guerriero, che lo intitolò alla Vergine degli Angeli. Il suolo fu offerto da Carlo Spinelli duca di Seminara, che lo aveva comprato da Mons. Antonio Scarampi, Vescovo di Nola, cui apparteneva, come appare dall'atto del Notaio marini Bruno di Avella (1) . La costruzione della chiesa iniziò nel 1850 e fu portata a termine nel 1589, come appare dall'iscrizione posta sulla facciata d'ingresso (2) ; la fabbrica del Convento, invece, fu ultimata, anche se in maniera incompleta (3) , nel 1598 (4) , essendo principe di Avella Don Ottavio Cattaneo e fu assegnato alla Provincia Osservante di Terra di Lavoro. Il chiostro, uno dei più belli che si possono ammirare dalle nostre parti, sorretto da snelle colonne di pietra viva, che una molto dubbia tradizione locale vuole provenienti dal vicino anfiteatro romano (5) , fu tutt'intorno, istoriato dall'avellano Ardelio Buongiovanni con scene raffiguranti le tappe fondamentali della vita del poverello di Assisi. I lavori iniziarono nel 1616, sostenendo le spese il sig. Palmiero Maietta, e furono portati a termine nel 1641 (6) . Al centro di questa stupenda opera architettonica fu fatta cavare nel 1653, dal P. Giuseppe di Fontanarosa una cisterna (7) . In fondo, dalla parte di mezzogiorno, vi era un ampio refettorio, oggi adibito a sala per incontri culturali e ricreativi. La chiesa, semplice e solenne, sorta sotto l'invocazione della Madonna degli Angeli, ha subito varie vicende, trasformazioni e rinnovamenti fino al 1724 (8) , anno in cui mutò il suo titolo in quello dalla SS. Annunziata e, grazie al pennello del maestro Castellano e ad alcuni discepoli della scuola salernitana (9) , fu decorata con quadri ornati di cornici dorate incastrate sotto il magnifico soffitto a cassettoni: al centro e raffigurata l'Annunciazione, ai lati S. Domenico e S. Francesco, S. Pasquale e S. Rita, S. Antonio e S. Chiara che escono col SS. Sacramento per mettere in fuga i Saraceni, e S. Bonaventura e S. Rosa; conta nove altari adorni anch'essi di bei dipinti. Degni di menzione sono: S. Francesco ricevente il perdono di Assisi e la Deposizione , su legno (10) , a sinistra il bellissimo crocifisso in legno, di valori inestimabile, che la tradizione vuole fosse proveniente dal Castello di Avella. Dietro l'altare maggiore il capolavoro del Castellano: La Visitazione , l'Annunciazione e la visita dell'Angelo a S. Giuseppe (11) . Il portico della chiesa fu affrescato nel 1765, come appare dalla data segnata nella lunetta centrale. Il Convento fu costruito tutto a volta: chiostro, refettorio, corridoi e celle e fu stabilito per uno dei tre Conventi della Recollezione istituita da Papa Innocenzo XI: quivi si ritiravano per un anno i religiosi, dopo il Noviziato e la prima professione, come in un secondo Noviziato, per attendere alla preghiera e alla meditazione, prima di avviarsi al corso filosofico.

(1) P. Teofilo Testa, Serafici frammenti della Provincia di Terra de lavoro, il Convento di Avella, cap. 6.

(2)  Riportiamo il testo dell'iscrizione: Coetus Abellanus meritis non immemor almis hoc tibi coenobium Virgo Beata dicat A.D. MDLXXXIX.

(3)  Il lato verso tramontana fu completato da P. Stefano di Nola verso il 1615 (P. Testa, op. cit., cap. 7, Notit. 2, pag. 192).

(4)  Il Gonzaga, in De Origine Seraphicae Religionis Franciscanae eiusque progressibus, pag. 531; e il Remondini, in Della nolana ecclesiastica storia, pag. 275, sono in errore quando affermano che l'anno della fondazione fu il 1564.

(5)  Quasi certamente, invece, sono di provenienza dell'anfiteatro le due colonne centrali del portico della chiesa.

(6)  P. Testa, op. cit., cap. 7.

(7)  P. Testa, op. cit., 1.c.

(8)  Sull'arco dell'altare maggiore si leggeva: Quod prius Deiparae dicaverat templum nunc aere publico picturis auroque exornatum reddidit ipsamet grata universitas. Anno domini MDCCXXIV.

(9)  P. Gaetano Rocco, manoscritto dal titolo la provincia napoletana di S. Giacomo de la Marca.

(10)  F. Guerriero, Avella note campestri ed appunti storici, pag. 216, dice che la tradizione vuole fosse copia del Rubens.

(11)  A proposito della bellezza e valore artistico dei dipinti mi par qui doveroso riportare di un altro figlio di questa generosa terra di Avella, quel Francesco Guerriero che in op. cit. pag. 216 - 217, così si esprime: La valentia del pittore è nella ineffabile espressione dei volti, riflesso e specchio della sua anima pietosa e credente. Il lampo della fede, il bagliore della speranza, il raggio della divina carità circondano d'un'aureola luminosa quelle teste. Il disegno, il colore, che spesso sono accidentalità della forma, assumono una espressione che traduce in segni visibili il pio concetto dell'artista e infondono la vita in quelle figure, librate in alto, in mezzo alla penombra del dorato soffitto. I più dei moderni non riescono a dipingere l'amore vero, il pudore, la fede, la speranza, la calma del giusto; pudore, fede e calma, che vi colpiscono nei tre affreschi dietro l'altare maggiore.; perché il nostro amore è la stanchezza dell'odio, se non è qualcosa di peggio, il nostro pudore è sull'orlo della malizia, la nostra fede è da critici, la nostra speranza è rabbiosa, la nostra calma è più minacciosa di una tempesta.

Nel 1613 l'allora Provinciale di Terra di Lavoro, P. Crisanto Cosciuto da Nola, realizzò nel Convento di Avella, un disegno che accarezzava da diverso tempo: la creazione, nella sua Provincia, di un lanificio che facesse risparmiare spese per la vestizione dei frati. L'opera del P. Crisanto risultò tanto vantaggiosa da indurre i Ministri Generali dell'Ordine ad obbligare alle altre Province a crearsi il loro lanificio. Cosicchè il lanificio impiantato al Convento di Avella fu il primo, in ordine di tempo, di tutti i lanifici che furono poi creati in Italia da quasi tutte le Province, anche se dopo appena un ventennio fu, per maggiore comodità dei frati della Provincia, traslocato al Convento di S. Maria La Nova in Napoli, e beneficiò di una elemosina annuale di Filippo IV di Spagna in 15 cantari di lana bianca e nera dati ogni anno alla fiera di Foggia (12) . Il secolo XIX, invece, fu fatale anche per il Convento di Avella perchè anche se riuscì a sfuggire alla soppressione napoleonica del 1809, incappo in quella ben più severa del 1861 susseguita all'unione del Napoletano al resto d'Italia. Il 17 febbraio 1861 venivano sciolte tutte le corporazioni religiose, eccettuate quelle che si dedicassero all'insegnamento ed istruzione della gioventù ed alla cura e assistenza degli ammalati. La provincia Osservante di Terra di Lavoro ancora una volta cercò di parare il colpo chiedendo di poter aprire, in alcuni dei suoi Conventi, tra cui Avella, scuole pubbliche gratuite. Il Settembrini, allora ispettore generale degli studi della Luogotenenza, accettò l'offerta dei frati a patto, però, che le loro scuole si uniformassero alle leggi vigenti nel Regno d'Italia sulle scuole secondarie (13) , così il Convento per altri cinque anni rimase in possesso dei frati; ma nel 1866, con la legge n. 3036 del 7 luglio, i frati furono cacciati dai loro Conventi e rimandati a casa con una pensione annua ( lire 250 per i sacerdoti e 144 per i laici ultrasessantenni, e 96 per quelli al di sotto) (14) . Il Convento di Avella passò al Comune che vi impiantò le scuole elementari e rimase di sua proprietà per un trentennio circa, fino la 12 luglio 1894, anno in cui l'allora Provinciale P. Cherubino Caruso, grazie soprattutto al fattivo interessamento di un altro celebre figlio di Avella, quel P. Antonio Albanese, prima Delegato Provinciale e poi Delegato Generale, riuscì a riscattarlo con contratto di compera stipulato con il Municipio di Avella (15) e ratificato con atto notarile del 13 ottobre 1895 del notaio Francesco Napolitano, versano la somma di lire 10.000 (16) . Fu riscattato, però, solo una parte di cui lo Stato si era impossessato: la fabbrica, un pezzetto di orto e il cortile interno; il restante, e cioè tutto l'orto, all'interno del quale era già stato costruito l'attuale edificio scolastico, sino all'attuale Via Card. D'avanzo rimase di proprietà del Comune. E non poco dovette lottare il P. Silverio Sgambati di Avella con detto Comune per riavere quella fetta di orto a settentrione parallela alla facciata. Purtroppo durante il trentennio di soppressione la fabbrica aveva subito gravi danni e non poco dovette penare lo stesso P. Silverio per riportarla agli antichi splendori. Nel 1942, nel nuovo assetto delle Province Francescane, il Convento di Avella fu aggiudicato alla Provincia Sannito - Irpina di S. Maria delle Grazie di Benevento cui tuttora appartiene. Grazie alla laboriosità dei frati e alla generosità del popolo avellano altri restauri sono stati portati a termine: nel 1972 fu fatta ex novo la copertura della chiesa e ridisegnato e pavimentato l'interno del chiostro; a seguito del terremoto del 1980 e 1981 fu rifatta l'intera copertura dell'edificio purtroppo, però, con scarsa sensibilità artistica; altri restauri sono stati eseguiti di recente.

A tutt'oggi chiesa e Convento sono centro di spiritualità francescana e luogo di incontro per associazioni scoutistiche e gruppi culturali.

A chiusura è d'obbligo riportare quanto ho trovato nel libro delle "Cronache conventuali" a proposito del Gruppo scout Avella I° perché la storia dello scoutismo avellano e figlia della storia del Convento di Avella.

Il 12 febbraio del 1950, con l'assistenza del P. Erminio Caporaso, fu costituita ufficialmente la sezione scout Avella I° con sede nel Convento: Capo - gruppo fu nominato il prof. Claudio Vecchione e Akela Erasmo Sorice; la "prima" fiamma fu benedetta la sera del 5 agosto 1950, madrina la sig.ra Maria Luciano. La mattina seguente prima "Promessa" del gruppo già formato da 27 esploratori (3 squadriglie), 18 lupetti (3 sestiglie), 4 novizi. Per l'occasione furono presenti anche il Commissario di zona il prof. Antonio Ascione e i Gruppi Napoli XVII, Marigliano I° e Frattamaggiore I°: dicono le cronache che fu una cerimonia solennissima e commovente con la partecipazione di tutte le autorità cittadine e numeroso popolo, il chiostro del Convento era gremito. Detta associazione è tutt'ora in vita e abbastanza florida: oggi conta 124 iscritti con la presenza di tutte le unità.

(12)  P. G. D'Andrea, I Frati Minori Napoletani nel loro sviluppo storico, cap. III, pag.141.

(13)  Registro Oss. Atti. Min. Prov., pag. 141 bis ss. dell'Archivio provinciale di Terra di lavoro.

(14)  P. G. D'Andrea, op. cit., cap. V, pag.156 - 171.

(15)  I Frati riuscirono ad entrare in possesso solo della fabbrica e di 1/5 dell'orto.

(16)  Archivio del Convento di Avella.

Le iscrizioni

Alla breve raccolta di notizie storiche, per la verità fatte da me quando giovincello, fresco di studi storico - filosofici venni per la prima volta (1973), mi son proposto di far seguire una raccolta di tutte le iscrizioni che si trovano al''interno del Convento, alcune delle quali già scomparse, cancellate dal logorio del tempo e dall'incuria di chi per istituzione ne dovrebbe curare le sorti (1) . Appena si entra, sull'archivolta della porta d'ingresso dalla parte del chiostro, si legge il versetto di S. Matteo Cap. VI " Te faciente elemosinam, nesciat sinistra tua quid dextera faciat" e più su un affresco con in mezzo un albero alla cui ombre si vedono convenuti due frati e ai piedi una pergamena con su scritto: Erant duo viri,qui duo ordines interpretantur, unus Italus, alter Hispanus, duo lumina mundi .". Proseguendo dritto sulla propria destra iniziano la serie delle scene delal vita di S. Francesco e dei suoi primi compagni riprodotte dall'artista Ardelio Buongiovanni, cui è intitolata la strada alle spalle del Convento: sotto ogni scena c'è una terzina esplicativa, purtroppo alcune sono state già cancellate e quasi tutte stanno diventando illeggibili. Le riporto in ordine, seguendo le tappe della vita del Santo così come ha fatto l'Autore, partendo dalla destra dell'ingresso:

•  Da Pica e Bernardon Francesco nasce e l'Angelo di Dio da pellegrino lo benedice dalle prime fasce.

•  Come un torrente il cuor suo invade, la parola di Cristo che gli dice: Corri, Francesco, il tempio mio sen cade.

•  Ricco palagio di bandiere ornato vede Francesco in sogno ed una voce gli parla al cor quivi sarai beato.

•  Innanzi al pio Pastor depon la veste e l'offre al padre con sereno aspetto sprezzando il mondo con ardor celeste.

•  Dallo stesso Gesù, Francesco s'ebbe la regola che fu cotanto santa per la quale il Serafico Ordin crebbe.

•  Prima di uscire a predicare intanto vuole Francesco che ciascun si provi sotto l'impulso dello Spirito Santo.

•  Mentre nella mistica Chiesuola pregan fervente li Frati Minor su di un carro al ciel Francesco vola.

•  Aprite il Vostro cuore alla speranza dice Francesco a due compagni suoi tutto il mondo sarà la vostra stanza.

•  Disse a Francesco Iddio: se un solo pane sarà nel mondo non temere; spezzato: la metà sempre ai figli tuoi rimane.

•  Insidia al Santo femmina procace egli la sprezza e a riposar l'invita sopra un letto pien d'ardente face.

•  Mentre Francesco in Bagnorea si pasce alla mensa di nobil famiglia sana Bonaventura tra le fasce.

•  Come Gesù così Francesco aspetta donna di Samaria che al pozzo viene per infiammarle l'anima negletta.

•  La cruda povertà Francesco vuole da li Frati Minori in tutti gli atti e santa Povertà nelle parole.

•  In mezzo al ciel appare un gran portento Domenico e Francesco stupefatti di Gesù e Maria odon l'accento.

•  In fra le braccia di Francesco viene il buon Egidio a domandar quel saio apportator al mondo di tanto bene.

•  Silenti i pesci ascoltan la voce del Poverello che sul calmo mare predica la grandezza della Croce.

•  Contempla di lontan il patriarca l'umil tempietto dove un dì Maria essere dovea dei Minor l'arca.

•  Completamente cancellata.

•  Qual novello Mosè da duro sasso limpida, fonte di fresc'acqua ottiene a viatore sitibondo e lasso.

•  Completamente cancellata.

•  In su la via un vecchio pellegrino con umiltà la tunica gli chiede ed Ei l'abbraccia con amor divino.

•  Completamente cancellata.

•  Stand'egli per pigiar del ciel la via nel tempio [......].

•  Quando ne venne il Poverello in terra volle nudo ritornare in quel sepolcro che il venerato corpo suo rinserra.

•  Mentre che il funeral fassi al Minore Chiara vuole trar dalle stimmate un chiodo nol può e rattempra del desio l'ardore.

•  Completamente cancellata.

•  L'empio con scure a cancellar s'è spinto del Santo la figura. Ma oh prodigio! Ai suoi vè cadde tramortito e vinto.

•  Invoglia il gran Pastor forte un motivo il Santo visitar rinchiuso in tomba [..] trova e di sembiante al vivo.

•  Osa del pio Minor la sacra festa un legnaiol non custodire, il ferro adopera e il santo subito l'arresta.

•  Grazia Francesco ottiene dal suo Sire l'alme purganti del cordon devote né sacri giorni suoi al ciel rapire.

Al piano superiore sul frontale di ogni cella abitativa c'era (dico c'era perché oggi se ne possono leggere solo due, sulla seconda e terza cella, tutte le altre sono scomparse) scritto un mottetto. Li riporto così come erano disposti lungo il corridoio:

•  E chi fra voi - disse il Maestro - vuol esser primo ei nostro servo sia non frutta orgoglio l'umil capestro.

•  Et omnes teneantur obedire . ex Testam. [S. Francisci] Virtù sublime è a Dio se stesso offrire ma è suprema virtù di cuori eletti vivere in umiltade ubidire!

•  In paupertate et humilitate domino famulantes: ex Reg. S. Franc. Cap. VI. O voi che il vile saio cingeste e a DIO la nuda povertà recaste in voto non vi seduca mai mondan desio!

•  Oh beato colui che integra serba la veste originale del candore in mezzo ai rovi de la terra acerba ..!

•  Amor che il mondo regge e il ciel governa amor che cuore e popoli affratella amor vi muova quale legge eterna ..!

•  Santo è il lavor, dolce la preghiera per essi il cuor si solleva a Dio nemica a l'alma è la pigrizia nera.

•  Simile al pellegrino che straniero passa di terra in terra e mai non posa t'avanza, o frate, nel divin sentiero ..!

•  Non vano eloquio .. non pensier mondano la dove due o tre son congregati ivi sono Io in mezzo la lor sovrano

(incisa sul frontale della sala comune di ricreazione)

•  O tu che il chiostro di S. Francesco reggi se mai qualcuno dei tuoi fratelli errasse benigno accogli e in carità sorreggi.

(incisa sulla cella del P. Superiore)

(1)  Molte di queste iscrizioni le ho ricavate da appunti lasciati dal compianto P. Illuminato Pirozzi, il quale, a sua volta, dice di averli trascritti "sotto dettatura di Mastro Stefano Pedalino, dotato di ferrea memoria".

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